U.S.D. SAN VINCENZO R O C C A V I V I


Vai ai contenuti

Menu principale:


Il fiume Liri

"Valle Roveto"

(da un'articolo di RAFFAELINO TOLLI)

II fiume Liri nasce sulle montagne di Cappadocia e va a sfociare nel Mar Tirreno, nei pressi di Minturno, dopo un corso di circa 158 Km. (40 dei quali lungo la Valle Roveto).

Il nome Liri deriva dal latino Viridis (verde), con chiaro riferimento al colore delle sue acque. All'opposto, in passato taluno aveva pensato a una derivazione da lira (fango, mota), ma l'ipotesi sembra oggi dei tutto abbandonata, soprattutto per il fatto che, come vedremo, nelle citazioni il nostro fiume viene spesso designato proprio coi nome di "verde".

Moltissimi i personaggi legati al fiume Liri, e alle terre che esso attraversa: dalla leggendaria vergine Camilla dell'Eneide, al Cicerone di Arpino, al S. Tommaso e al Giovenale di Aquino, per finire con il più grande di tutti, S. Benedetto, un figlio adottivo di Montecassino.

Moltissime sono le citazioni dei fiume Liri nella letteratura. Nel De Legibus, Cicerone mostra ad Attico la sua villa nei pressi dei Liri, e prorompe in questa dichiarazione di amore per la sua terra natìa: "perchè, a dire il vero, è questa la mia genuina patria e così di mio fratello. Di qui troviamo origine da antichissima stirpe; qui abbiamo i nostri culti familiari, qui la nostra parentela, qui le innumerevoli memorie dei nostri antenati... per questo, nell'intimo dei mio animo e dei mio sentimento, si cela quel non so che per cui questo luogo più mi attrae..".

Nelle "Odi" (1, 31, 7), Orazio si interroga su cosa chiedere "all'amabile Apollo' "Cosa, versando, supplice, sull'ara / il vino?' Cosa, fra tutte le cose desiderabili.- "le messi della ricca terra dei sardi?' 'I grati armenti della Calabria riarsa", o "avorio e oro dell'india?", o piuttosto "le campagne che il silente Liri corrode con calme acque?' Nulla di tutto ciò: "quanto a me, mi nutro d'olive, / di cicoria e di malve leggere. / Dei frutti miei, Apollo, concedimi / di usufruire, e sempre con lucida mente, ti prego, né la turpe / vecchiaia mi lasci la cetra muta" ' (Per un'altra citazione, V. Odi, Il[ 17, 8). E poi, gli storici: dopo Dionigi d'Alicarnasso, il geografo Strabone, Appiano, Tito Livio, altra occasione per ricordare il nostro fiume venne naturalmente dall'opera di prosciugamento dei Fucino portata a termine dall'imperatore Claudio. Ciò a motivo dei fatto che l'emissario conduceva le acque lacustri nel sottostante Liri: di ciò parlano, tra gli altri, Tacito e Svetonio nelle loro opere storiche.

Qualche secolo dopo, il monaco Paolo Diacono, storico dei Longobardi, nell'elevare il suo canto di lode a S. Benedetto, attribuisce alla Provvidenza la venuta dei Santo a Montecassino: "alle sponde amene del Liri gloriose guide ti scottano: dal cielo sei condotto alle sponde amene dei Liri' ("historia Longobardorurn", 1, 26, 50).

Nella Divina Commedia due volte Dante ricorda il Verde: nel Purgatorio (III, 131), Manfredi imperatore, parlando delle sue ossa insepolte, lamenta: 'or le bagna la pioggia e move il vento / di fuor dal regno, quasi lungo il Verde, / dov'e' le trasmutò a lume spento); e poi nel Paradiso (Vili, 63, colloquio con Carlo Martello d'Angiò).

Nel 1791, Sir Henry Colt O'Hare compie il suo 'Viaggio classico attraverso l'Italia" e, nel fermarsi a Balsorano, ospite nel castello della baronessa Piccolomini, ha modo di dare questa descrizione: "il fiume Liri scorre lungo la valle a circa mezzo miglio: le montagne sono alte e boscose ed alcune ricoperte di neve. Le querce sono numerose e molto più grandi di quelle che comunemente crescono in Italia. Verso nord, il panorama lungo la valle è lussureggiante e lo scenario veramente incantevole"-, e più oltre, nel discendere da Civita, dov'era stato ospite dei Ferrante, '... ci ritrovammo ancora una volta sulle rive del Liri. Lo attraversammo di fronte alla cittadina di Civitella, ci ristorammo noi e i nostri cavalli presso Don Vincenzo Villa, dove ricevemmo la stessa cordiale accoglienza come nel precedente viaggio. Dopo pranzo procedemmo attraverso la Valle che, restringendosi gradatamente sfocia sotto il paese di Pescocanale, lasciando solo lo spazio per il corso del fiume e la strada. Da qui fino a Capistrello lo scenario è selvaggio e pittoresco'.

Gregorovius nel suo famosissimo Viaggio in Abruzzo (1871) ricorda varie volte il nostro fiume (pagine 7, 9, 25, 26), e guardando la nostra Valle dice: "dall'alto dell'emissario di Claudio si vede assai bene tutta la superficie del lago ed i monti all'intorno. A mezzogiorno si elevano i monti di Sora; nel vederli mi ricordai delle mie gite sul Liri").

Infine, Gabriele D'Annunzio, in una delle sue più belle tragedie (La fiaccola sotto il moggio, ambientata ad Anversa degli Abruzzi), fa dire al fanciullo Simonetto, ultimo dei nobili Sangro, malaticcio, e condannato ad una breve vita: 'voglio andare / a Cappadocia, dalla zia Costanza. / Mettetemi sul mulo / che sa la strada. Ah come si respira / nei boschi di castagni! Voglio ancora / il mio schioppo e i miei cani / pezzati, bianchi e neri, bianchi e falbi; e quei belli occhi franchi / e quelle orecchie molli / come il velluto, e le sorgenti freddi / del Liri fra i macigni, dove scendono / e salgono le donne / con le conche sul capo; e quella stanza / bianca, dove si dorme / in pace tra l'armadio e il canterano / che stanno cheti senza scricchiolare e sanno di lavanda. Voglio tornare là' (Atto I I, scena 1).

Home Page | Squadra | Roccavivi | Roccavivesi nel mondo | Eventi | Associazioni | "Comune" | "Valle Roveto" | Giochi | L'angolo del fotografo | Campionati | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu